
Le fiamme potrebbero non essere accidentali, e la Procura di Messina ha avviato un’inchiesta con l’ipotesi di incendio e disastro colposo in seguito al rogo che ha devastato il terzo piano dell’edificio che ospita la Camera di Commercio di Messina. E il sequestro era stato inizialmente limitato a quella parte del palazzo. Ma dopo gli accertamenti tecnici sulla sicurezza e sulla stabilità delle strutture è stato disposto il sequestro dell’intero stabile. Gli investigatori della Squadra mobile, della Polizia scientifica e gli specialisti dei vigili del fuoco sono impegnati nella ricostruzione dell’origine delle fiamme. Diverse le ipotesi su cui si sta indagando: da un possibile conto circuito elettrico in un locale al terzo piano, maturata come ipotesi iniziale, ad altre cause magari riconducibili a lavori al tetto della Camera di Commercio che erano stati effettuali dopo infiltrazioni segnalate dal personale. Sarebbe da chiarire chi li avrebbe autorizzati, quale impresa li avrebbe eseguiti e con quali misure di sicurezza siano stati realizzati. Pare che nel giorno del rogo alcuni operai avrebbero collocato una guaina protettiva tra il tetto e la struttura di sostegno in legno con un cannello a gas, surriscaldato alcune parti e innescato la “scintilla” che poi avrebbe provocato l’incendio. Un gruppo di abitanti della via Giordano Bruno, arteria su cui si affaccia il palazzo, ha denunciato con un esposto in procura anche disorganizzazione e ritardi nelle operazioni di intervento, avvenute tra diverse difficoltà dei pur solerti vigili del fuoco.

